Il Palazzo Reale di Napoli è una delle quattro residenze usate dalla casa reale dei Borbone di Napoli durante il Regno delle Due Sicilie.
Il palazzo ha la facciata a basamento porticato con due ordini di finestre ed è lunga 169 metri, nel suo centro sono evidenti gli stemmi reali e vicereali. Essa conserva le forme classiche originarie, fatta eccezione di quelle del portico, dove nella seconda metà del Settecento, per opera del Vanvitelli, furono chiusi alternativamente i varchi per aumentare la solidità dell'edificio, dando vita ad arcate chiuse a nicchie.
In seguito, con i restauri dell'Ottocento, furono aggiunte a entrambe le estremità della facciata due arcate cieche sormontate da una terrazza.
Si affaccia sull'area monumentale di piazza del Plebiscito ed è circondato da altri importanti edifici, quali il palazzo Salerno, la basilica di san Francesco di Paola e il palazzo della Prefettura. Nel corso della sua storia, il palazzo divenne la residenza dei viceré spagnoli, poi di quelli austriaci e, in seguito, dei re di casa Borbone.
Il re Umberto I di Savoia, nel 1888, fece modificare la facciata del palazzo per consentire l'apertura ad arco di diverse nicchie dentro le quali furono collocate le statue raffiguranti i capostipiti delle dinastie dei sovrani del regno di Napoli.
Sono esposte in ordine cronologico rispetto alla dinastia di appartenenza che ha regnato in città e queste iniziano con il primo re di Napoli, Ruggero il Normanno e finiscono con Vittorio Emanuele II, la più grande in altezza e la più discussa scultura presente nella facciata della residenza reale, aggiunta per ultima sotto la volontà dello stesso re che però non fu mai sovrano di Napoli, bensì d'Italia.